Le cose che contano
Pubblicato il 14. feb, 2009 da Vittorio Neri in Vita aziendale
Ma a cosa oggi dobbiamo riferirci in questo periodo in cui certi “valori”, comportamenti, modi di essere, idee, iniziative e stati sono completamente ribaltati, cambiati di priorità oppure definitivamente cancellati?
Nell’ultra citato crisi=oppurtunità, parlando qui in Roland ogni giorno tra noi, con i nostri rivenditori e con i nostri utenti, una cosa appare chiara: questo periodo fa venire di nuovo a galla e prepotentemente il rapporto con l’altro, con la persona.
Cosa significa questo? Innanzitutto l’immersione nella realtà delle cose di ogni giorno e non in altre create artificialmente. Secondo, il tramontare di una (odiosa) parola, il consumatore, che vuole identificare un soggetto in base alla sua capacità di consumare beni.
La macchina economica gira con questo presupposto? No. Altrimenti non saremmo nello scenario odierno.
Invece oggi dobbiamo essere uomini nel senso più pieno, protagonisti di un periodo di cambiamento che ci tocca nelle cose di tutti i giorni, tornare sulla formazione e sull’educazione, ai valori insiti in ognuno di noi.
Nel volere un bene strumentale, come può essere un plotter, c’è una sintesi culturale propria di ogni artigiano, basata sul fatto che l’utensile serve per vivere, creare e realizzarsi, in una vita migliore per se e per chi sta intorno. Pensiamo che ciò significhi riscoprire il potere e la belezza dei nostri valori, quelli che non si cancellano e che abbiamo nel cuore, sentirsi vivi per le cose che si fanno, essere sempre pronti ad apprendere e confrontarsi, apprezzare chi ci sta di fronte e farsi apprezzare, ascoltare l’altro e non dare niente per scontato.
Oggi crediamo che siano queste le cose a cui dobbiamo riferirci, le cose che danno la misura di come noi siamo realmente uomini.
greenfax-tecla-atos
14. feb, 2009
É proprio vero, oggi più che in altri periodi, i “valori” devono muovere il mondo.
Non basta aprire la propria finestra e gridare che siamo disponibili a metterci in gioco, dobbiamo farlo ed in modo chiaro, trasparente, etico ed onesto.
Perchè uso questi aggettivi?
Perchè è vero che il consumatore oggi è tornato ad avere le stesse esigenze e paure degli anni ‘80. Si voleva spendere e lo si faceva a suon di cambiali senza capire bene cosa ci fosse dietro, senza pensare al perchè del proprio investimento, senza che le aziende agissero secondo una propria etica rispettosa di se e del prossimo, e siamo arrivati agli anni ‘90 dove i frutti del decennio precedente si sono visti e chi è rimasto a galla sudandole fatidiche sette camicie può dire di avercela fatta.
Vogliamo continuare a ripetere gli stessi errori oppure inziamo a dire al nostro cliente chiaramente come stanno le cose, senza nascondere clausole e codicilli che oggi mettono in difficoltà lui e domani ci faranno trovare in difficoltà noi? Inziamo ad essere onesti ed eticamente corretti in modo che il cliente (e non il consumatore) dopo aver anche provato altre soluzioni, decida di affidarsi anima e corpo a noi.
Non tutti condivideranno poichè soprattutto la chiarezza e la trasparenza implicano una linea aziendale chiara e condivisa da tutti che mira all’eliminazione degli elementi di disturbo per consolidare i VALORI.
Noi nella nostra azienda ci siamo sempre basati sui 4 aggettivi di sopra e abbiamo deciso di continuare a farlo, investendo ancora a nostro rischio ma consci che se non sono questi i valori che ci guidano, i nodi prima o poi vengono al pettine e il cliente ha occhi per vedere.
chiarezza, trasparenza, etica ed onestà: siano questi alcuni dei nostri valori imprescindibili.
Vittorio Neri
14. feb, 2009
Vero, un’altro punto importane è infatti far tesoro della storia passata e andare avanti cercando di non ripetere, e di non far ripetere con un atteggiamento coerente, gli errori del passato.
Grazie
renzoanselmi
15. feb, 2009
Vittorio, giusto l’esperienza e la coerenza dovrà servire ha non commettere errori per il futuro
Max - Asterisco Pubblicità
17. feb, 2009
Premesso che gli errori servono a migliorare e quindi sono assolutamente leciti e fondamentali, ora è venuto il momento della resa dei “conti”. Nel senso che i “conti” non tornano più. Il povero artigiano (italiano, ma sembra che sia ormai un caso europeo, se non mondiale…) che trova la forza e il coraggio di investire su nuove macchine o strumenti di lavoro, si viene a trovare a combattere con la liquidità. Le banche ormai non hanno più soldi liquidi. Se gli porti un assegno da cambiare che non è tuo, ti guardano con sospetto, ti chiedono i dati e se, dico se, hai un conto corrente personale presso il loro sportello, forse te lo cambiano. Se gli porti un assegno fuori piazza da cambiare nemmeno ti prendono in considerazione. L’artigiano non ha soldi liquidi. Sono sospesi nel limbo dei 30-60-90-120-240 giorni. Tutti gli artigiani lavorano con i conti correnti bancari. Tutti lavorano col castelletto (devi pagare e vai sotto….prendi e vai sopra….devi ripagare e torni sotto….). Siamo degli artigiani subacquei immersi in una liquidità che non c’è. Le banche hanno le nostre case, le nostre macchine, hanno in ostaggio le pensioni dei genitori anziani…
E qui parliamo di valori…?
I valori umani si stanno perdendo impietosamente, sostituiti dai valori economici, come la melma che si infiltra nel legno del tronco di una vecchia quercia e la fa fossilizzare e pietrificare…
E qui continuiamo a parlare di valori?
I valori sono quelli scritti nella costituzione Italiana, che ultimamente sta andando stretta alla politica e che quindi va cambiata…
Ed i valori?
I valori attuali sono quelli che ci fanno vedere in televisione tutti i giorni…al Grande Fratello…all’Italia in diretta…tra le cosce (perdonatemi il francesismo) delle veline…
Allora? I valori?
Il valore che mettiamo tutti i giorni nel nostro lavoro, nei nostri artefatti, nella nostra genialità, nella professionalità, alimentati dalla nostra esperienza, dalla voglia di produrre qualcosa di utile per qualcuno…dove stanno andando?
Le tasse che paghiamo per “salvaguardare le grandi industrie” vanno a finire nelle tasche del manager che chiuderà inevitabilmente l’azienda amministrando benissimo i (suoi) soldi, ma che manda in cassa integrazione il povero lavoratore che era l’unico che produceva quel qualcosa di utile e che serviva veramente a qualcuno…non solo ad uno…
Ma come funziona…?
Ora mi sorge una domanda: ma che esistono per caso degli occhiali che fanno vedere il mondo al contrario? No, perchè altrimenti ditemi dove posso comprarli. Qui non riesco più a capire da che parte gira il mondo!
Io, caro Vittorio, lo vorrei comperare un plotter…anche due o tre…ma qui qualcuno inizialmente ci ha fatto vedere i soldi e li ha sparsi un pò quà e un po là…ed a un certo punto li ha tolti dal tavolo e ripresi.
Hai voglia a giocare con questi valori.
Io preferisco di gran lunga giocare con i miei di valori.
Almeno sono sicuro che non si esauriranno mai.
Un saluto, artigiani.
Vittorio Neri
19. feb, 2009
Si, il senso è nella tua ultima frase. Si può ricominciare partendo da noi stessi e non servono poi grandi cose. Basta già una bella amicizia, una famiglia, una compagna (compagno) per fare della strada insieme.
Ciao Max!